martedì 10 gennaio 2012

L'insostenibile leggerezza di Facebook


“…in malattia e salute, per amarti e curarti teneramente, finché la morte non ci separi”.
William e Kate, una favola moderna. Neanche tanto, visto che Walt Disney Cenerentola e la Bella Addormentata te le riassume in un’ora e mezza, mentre il loro matrimonio ce lo siamo trascinato per mesi e mesi. Lo hanno definito “il matrimonio del secolo”. Ma, per essere davvero coerente con la nostra realtà, la promessa di matrimonio sarebbe dovuta essere un po’ diversa. Che ne so, sarebbe stato più adatto un “finché Facebook non ci separi”
A quanto pare quell’ordinario social network dai colori così tenui ed innocui è in realtà la causa del 33% dei divorzi.
Quanto ci sorprende questa notizia? Poco. Facebook ci apre un vero ventaglio di possibilità “infedeli”. Gente che spunta fuori dal passato, amici che non sono mai stati solo amici, conoscenti che vorremmo tanto conoscere meglio. Volubili o no, è davvero facile mettere un “mi piace” inappropriato, lasciarsi scappare un commento ammiccante o contattare persone che, per il bene della coppia, sarebbe meglio lasciare in un angolo. Per non parlare poi dei “si trova qui”, modo immediato ad assolutamente pubblico per osservare gli spostamenti dei propri contatti.
Eh già, perché un messaggio puoi cancellarlo dal telefonino, se si è abbastanza attenti da ricordarsene. Invece tag, commenti e stati personali sbucano fuori a distanza di anni.
Sono rimasta davvero sorpresa la prima volta che, nella colonnina di destra mi è apparso: “Ciccio Pasticcio, oggi nel 2009, ha scritto: bla bla bla”. Internet non perdona, soprattutto se il rapporto con la tecnologia non è dei migliori.
In realtà anche il vecchio caro MSN Messenger causava problemi di coppia. Insomma, non ricordavo che Messenger salvasse le conversazioni in veri e propri documenti consultabili in qualsiasi momento. Lo ricordava bene invece uno dei miei ex. Quella volta scappai in garage, in modo da staccare il contatore e far spegnere il mio computer, così da interrompere la sua interessante lettura. 
Bisogna davvero stare attenti a quello che scriviamo, perché è accessibile in modo sorprendente. Molti datori di lavoro non esitano a stalkerare la bacheca di dipendenti o aspiranti lavoratori, mentre avvocati, giudici e corti stanno iniziando ad utilizzare i post come fonte di prova, in caso di separazione o divorzio. 
Fortuna che all’epoca avevo solo sedici anni e nessun vincolo matrimoniale!

Ambra

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