domenica 20 novembre 2011

La canzone di Maria

Credo nel c’era una volta e nel “vissero felici e contenti”.
Credo alle canzoni d’amore e alle poesie, alle dichiarazioni e alle promesse.
Credo ai piccoli gesti, alla carezza di un fiore, al sapore di ogni suo bacio.
Credo nell’amore più di ogni altra cosa.

Credo nella corsa in bici di un ragazzo che pedala affannato per raggiungere la sua promessa sposa.
È un giorno d’aprile del 1954. Il sole splende sulla campagna siciliana.
Maria stende i panni e pensa al suo fidanzamento combinato due mesi prima. Le famiglie sono d’accordo, perché non dovrebbe esserlo lei, si chiede.
Ad un tratto sente il rumore di una bicicletta. Eccolo che arriva, è lui.
Maria non sa bene cosa aspettarsi da questo matrimonio, non lo conosce molto, ma col tempo imparerà ad amarlo. Così le hanno detto.
Tutto sudaticcio e imbarazzato spiega che c’è una festa a casa della zia Ciccitta e che tutti i giovani sono invitati. Dopo qualche minuto il permesso è concesso.

Quando Maria arriva con il suo fidanzato alla festa, si accorge che anche questo ballo è l’ennesimo tentativo delle zie vedove e zitelle per combinare incontri.
Niente è stato tralasciato: la schiera di sedie a destra per i giovani e quella a sinistra per le ragazze; il tavolo che abitualmente occupa il centro della stanza è stato, come di consuetudine, spostato in un angolo, al lato del quale, si trovano zia Gina, zia Pina, zia Concetta e zia Rosina! Le vecchie adorano ciarlare e tutte guardano con curiosità e sospetto il suo accompagnatore. Dopo poco tempo riescono a trascinarlo in mezzo a loro.
Così Maria libera da domande indiscrete, si guarda intorno.
C’è chi balla l’ultima canzone di Frank Sinatra, chi si lamenta e preferisce Nilla Pizzi, chi si scambia sguardi ammiccanti e arrossisce di se stessa, chi continua a sistemarsi il vestito per fare buona impressione, chi brinda e ride con gli amici, chi la guarda da quando è entrata...


Maria abbassa lo sguardo. È Salvatore, ed è un bel ragazzo.
Ha i lineamenti perfetti e gli occhi sono celesti come il cielo.
Si avvicina. Non può pensare seriamente di parlare con lei senza essere stato prima presentato. No, certo. Lui fa di meglio: le chiede di ballare.
Un leggero “sì” esce dalla bocca di Maria prima che arrivi alla testa.
Sente le farfalle allo stomaco.
Il suo sguardo è fisso in quello di lei; la sua mano sicura le cinge la vita con delicatezza. Poi il ballo finisce. Lei torna alla realtà. Ha gran parte degli occhi puntati addosso, il resto su Salvatore.
Che reazione esagerata! Era solo un ballo! …Era solo un ballo?

Maria tornò a casa piena di dubbi. Nel giro di un mese sciolse il suo fidanzamento.
Dopo qualche altro ballo Salvatore si presentò a casa di Maria, e chiese la sua mano.
Maria accettò.

Scegliere non è mai facile, ma se si è guidati dal cuore, non è poi così difficile.
Tra Maria e Salvatore, per usare le parole di un poeta, “Furono baci, furono sorrisi, poi furono soltanto i fiordalisi”.
Il loro fu tra i matrimoni più felici che si possono immaginare, ebbero tre figli e tra i tanti nipoti ci sono io.  

Martina

3 commenti:

  1. questa storia è bellissima!il tuo modo di scrivere mi ha colpita e proprio la storia in sè è proprio bella!brava!
    Eliana

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  2. oltretutto il finale con de andrè è stato proprio azzeccato ;)
    Eliana

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  3. credo anch’io nell’amore…e fra le tante cose ,amo le belle storie …e questa è senz’altro una di quelle! veramente emozionante….E aldilà dei classici punti di riflessione sull’amore che può far sorgere una così bella testimonianza…ti fa capire quanto sia giusto fare le PROPRIE scelte nella vita! Purtroppo capita ancora oggi che questo sacrosanto diritto venga violato.. aberranti quelle imposizioni sociali, familiari ect ect.. che tanti, al giorno d’oggi, subiscono inesorabilmente per tradizioni, per paura, perché non si vuol dare scandalo o semplicemente destare stupore nel piccolo ambiente familiare in cui si vive… o forse in tantissimi altri casi più banali , solo per pigrizia…si,una sorta di “pigrizia convenzionale” nel cambiare quelle scelte ,che ci vengono da altri “preconfezionate” su misura …non è detto che esse si riveleranno sbagliate.. o che condurranno solamente a negatività…magari tutt’altro…ma rimarranno sempre viziate da quel brutto peccato di non essere state le PROPRIE scelte, con l’aggravante talvolta, del rimpianto di non averci nemmeno provato !
    tua nonna , a dispetto delle usanze(fortunatamente oggi assai attenuate) che vigevano nella sua epoca , ha avuto la voglia, il coraggio e l’intraprendenza di fare ciò! ...è un mito!... immagino che sia molto fiera delle conseguenze di quella sua scelta…..tra quelle positive ce n’è una evidente: fra i vari nipoti se ne ritrova una , che raccontando della nonna , ispira a far da parte la pavidità con l’audacia nell’applicare la propria volontà alla propria vita! .... solo a noi stessi deve o, ahimè dovrebbe, spettare il compito di plasmarla e forgiarla come meglio si crede, nel bene o nel male ; rispettando si, i consigli che ci vengono offerti , ma stando attenti però,a mantenere questi come tali per saper meglio accontentare noi stessi…e non chi ce li offre!

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